13
marzo
2018

Le croste di formaggio sono commestibili?

Non tutte le croste sono uguali: scopriamo quali possono essere mangiate.

Ci sono ricette della tradizione che ne prevedono l’uso, molti dicono siano la parte più gustosa e saporita del formaggio, ma non tutti sanno che non sempre le croste di formaggio possono essere mangiate. Ovviamente per alcune è chiaro che non sono edibili, per esempio quelle che consistono in rivestimenti di cera, come ne caso dell’Edamer, del Gouda e di certe provole o caciotte semi-stagionate. Altre croste poi sono costituite da tessuti, ma in certi prodotti tipici la crosta può anche essere composta di paglia o argilla e chiaramente non sono adatte al consumo.

In altri casi non è così facile capire se la crosta vada scartata o si possa consumare con tranquillità. Studi microbiologici attestano che, in linea di massima, le croste sono commestibili. Fanno però eccezione quelle trattate con l’E235 (natamicina) un conservante utilizzato per ostacolare la crescita di funghi su prodotti caseari, sulla carne e su altri alimenti. La natamicina viene cosparsa sulle superfici di certi formaggi, come alcuni caprini o certi formaggi DOP come il Montasio, il Piave, l’Asiago, per proteggerli e conservarli. La sua presenza deve per legge essere dichiarata nell’etichetta del formaggio, quindi consultarla può essere utile.

Più in generale è possibile consumare senza problemi le croste, anzi esistono molti piatti della tradizione che prevedono tra gli ingredienti proprio la crosta del formaggio, in particolare quella del Grana Padano, perché ritenuta un alimento povero ma ricco di gusto ed elementi nutritivi esattamente come il formaggio da cui proviene. Ecco quindi che dalla tradizione tornano piatti come zuppe o minestre arricchite con la crosta di Grana Padano o di formaggi a pasta dura come il Leonessa, che vengono accuratamente lavate e poi fatte cuocere con il resto degli ingredienti.

 

Torna alle news

Leonessa

Ci sono prodotti dal gusto unico e impareggiabile che solo Ca.Bre può offrirvi, perché sono frutto di anni di lavoro, ricerca ed esperienza nel settore.

Leggi tutto...